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Victoria Archontis STUDIO 

Victoria Archontis STUDIO via Garibaldi n°17 09010 Narcao (+39) 3481498583
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AD House

Tra pietra e luce.

Ristrutturazione nel centro storico di Carloforte

Ristrutturare un edificio nel centro storico di Carloforte significa lavorare su un organismo costruito che porta con sé proporzioni consolidate, stratificazioni e materiali che hanno assorbito tempo e uso. In una posizione panoramica, con affaccio sulla piazza, l’obiettivo dell’intervento non è stato sostituire, ma riportare l’abitazione alla sua identità, eliminando sovrapposizioni successive e restituendo leggibilità, luce e coerenza. Il progetto ha scelto una linea operativa rigorosa. Nessun ampliamento, nessuna alterazione dell’impianto strutturale, salvo l’inserimento di un soppalco, concepito come elemento di arredo necessario a governare altezze importanti e a migliorare la fruibilità senza introdurre un linguaggio estraneo.

 

L’intervento è stato, prima di tutto, un lavoro di rimozione e selezione. Strati di intonaci e tinteggiature eseguiti nel tempo hanno lasciato spazio alla materia originaria, recuperata e valorizzata attraverso scelte puntuali e controllate. Legno, pietra, marmette e cementine non sono stati trattati come decorazione, ma come struttura del racconto architettonico. Le superfici chiare, continue, sono state utilizzate per amplificare la luce e costruire un fondale ordinato, capace di far emergere le texture senza enfasi. La palette è rimasta neutra e misurata, così da garantire continuità tra i diversi ambienti e mantenere il progetto leggibile nella sua essenzialità.

 

All’ingresso la ristrutturazione si dichiara con chiarezza. L’intonaco chiaro definisce un campo visivo pulito, mentre la muratura in pietra a vista introduce profondità e carattere. La pietra è stata lasciata nella sua naturale irregolarità, con una tessitura che conserva le variazioni cromatiche e la grana della superficie, evitando qualsiasi effetto di omogeneizzazione. Una luce radente, discreta e continua, accompagna il muro materico e ne evidenzia il rilievo, costruendo un chiaroscuro controllato che rende il percorso più leggibile e più caldo, senza sovraccarichi. Il passaggio si mantiene raccolto e ordinato, e prepara gradualmente alla distribuzione verticale.

 

La scala, conservata nella sua identità, svolge un ruolo centrale perché non è soltanto collegamento tra livelli, ma elemento che scandisce il tempo interno dell’abitazione. I rivestimenti storici, organizzati per fasce, determinano un ritmo costante e introducono una componente grafica misurata, in dialogo con la neutralità delle pareti. La scelta cromatica è stata mantenuta coerente, con toni chiari che amplificano la luminosità e consentono ai materiali originari di emergere con discrezione. L’intenzione è rimasta quella di ripulire e chiarire, non di reinterpretare. La scala diventa così un dispositivo di continuità, dove la materia storica si legge con immediatezza e senza mediazioni.

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Il pianerottolo di arrivo non si limita a risolvere la distribuzione, ma assume la qualità di uno spazio compiuto. Qui si concentra l’equilibrio tra superfici intonacate e quinte materiche. La pietra a vista, ancora una volta, è la presenza principale, mentre le pareti chiare e i profili essenziali mantengono lo spazio luminoso e ordinato. L’illuminazione è calibrata per valorizzare la texture della muratura, con accenti puntuali che definiscono la profondità senza teatralità. Dettagli decorativi selezionati, usati come segni isolati e non come motivo esteso, completano la sequenza e rafforzano l’idea di stratificazione recuperata.

 

Un passaggio delicato del progetto ha riguardato la continuità dei pavimenti, in presenza di marmette antiche originali difficilmente reperibili in forma identica. Invece di forzare una replica, il lavoro si è concentrato su una compatibilità di insieme. Raccordi, campiture, giunti e inserimenti decorativi sono stati impostati per rendere naturale l’incontro tra pavimentazioni diverse, evitando stacchi netti e l’effetto di aggiunta successiva. La scelta è stata quella di costruire un equilibrio credibile, in cui ciò che viene conservato e ciò che viene integrato risultano coerenti per tono, scala e ritmo. Il pavimento continua così a leggersi come un sistema unitario, rispettoso della propria origine e stabile nel tempo.

 

La stanza principale del soggiorno è definita da un volume generoso e da pareti alte che restituiscono l’impronta originaria dell’edificio. La verticalità è stata governata attraverso un rapporto netto tra intonaco chiaro e pietra a vista. La muratura lapidea diventa quinta principale, con una tessitura irregolare che introduce profondità e ritmo, mentre le superfici intonacate mantengono continuità e amplificano la luce, evitando dispersioni visive. Il pavimento in graniglia, con la sua grana e la cromia naturale, fornisce una base materica autentica e continua, capace di legare lo spazio alla memoria dell’edificio e di sostenere il dialogo tra pietra e legno senza produrre un contrasto eccessivo.

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In questo ambiente il soppalco costituisce l’unico inserimento aggiunto. È stato concepito come arredo strutturato, necessario a trasformare l’altezza disponibile in superficie fruibile senza alterare l’impianto dell’abitazione. La struttura in legno, con travi e tavolato a vista, introduce calore e una scansione regolare, riequilibrando le proporzioni del vano e rendendolo più governabile. Il parapetto in ferro completa il bordo con un disegno sobrio, in cui le barre verticali garantiscono trasparenza e leggerezza visiva, mentre motivi curvilinei puntuali richiamano una lavorazione artigianale controllata. Il contrasto tra il nero del ferro e la tonalità calda del legno definisce un profilo netto e ordinato, capace di garantire sicurezza senza appesantire l’insieme.

 

La scala interna in legno che conduce al soppalco è stata progettata con la stessa logica di misura. La struttura, con alzate aperte, alleggerisce la percezione della salita e lascia scorrere la luce, mantenendo il volume principale leggibile. Il legno, coerente con il soppalco, introduce continuità materica e restituisce una componente domestica immediata. La ringhiera in ferro verniciato riprende il disegno del parapetto, garantendo sicurezza e ritmo, con una presenza grafica discreta. L’insieme risulta funzionale, essenziale, chiaramente leggibile come inserimento contemporaneo compatibile con la materia storica.

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La cucina è impostata come spazio compatto e ordinato, costruito su superfici continue e su una gerarchia materica chiara. La pietra a vista affianca la zona operativa e introduce una profondità fisica che dialoga con l’intonaco chiaro, mantenuto volutamente essenziale. Gli arredi in legno, con venatura evidente e finitura calda, conferiscono continuità con il resto della casa e bilanciano i toni neutri del piano di lavoro, chiaro e uniforme, progettato per garantire pulizia visiva e facilità d’uso. Inserti decorativi puntuali, ripresi dal lessico delle cementine e delle marmette, sono utilizzati come richiamo misurato, capace di collegare questo ambiente al racconto complessivo senza trasformarlo in tema ornamentale.

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Il bagno riprende la stessa impostazione, con una distribuzione lineare e superfici chiare che amplificano la luce. Il pavimento in graniglia mantiene il legame con la materia originaria e introduce una tessitura minuta, resistente e coerente. La doccia, definita da una chiusura in vetro, conserva trasparenza e leggerezza, lasciando scorrere la luce fino alla parete di fondo. Un accento materico, affidato a un tratto di pietra valorizzato da luce radente, richiama il lessico degli ambienti principali senza trasformarsi in elemento dominante. Anche qui il decoro compare in modo puntuale, come segno identitario, mantenendo l’insieme sobrio e funzionale.

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Nel complesso, la ristrutturazione restituisce un’abitazione leggibile e coerente, in cui i materiali originari tornano a essere struttura e non rivestimento. La contemporaneità è introdotta solo dove necessario, attraverso inserimenti chiari e compatibili, capaci di migliorare l’uso senza compromettere l’identità dell’edificio. Il progetto si fonda su scelte tecniche e compositive controllate, su un rapporto costante tra luce e materia, e su una regola di fondo che guida ogni dettaglio. Conservare, ripulire, mettere in relazione. Rendere abitabile senza cancellare.